Corte EDU

a) In tema di violenza domestica: selezione di sentenze pronunciate dopo l’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul

Corte europea dei diritti dell’uomo, Buturuga c. Romania, 11 febbraio 2020: la Corte europea ha precisato che la cyberviolenza deve essere considerata come una forma di violenza contro le donne e le autorità nazionali, pertanto, non possono trattare episodi come l’utilizzo abusivo degli account di una donna da parte dell’ex marito o l’acquisizione di immagini e dati come casi di violenza ordinaria, dovendo invece prevedere l’applicazione delle regole più stringenti fissate per i casi di violenza domestica. In quest’occasione, la Corte EDU ha chiarito che la violenza contro le donne non è solo quella fisica, ma include anche la violenza psicologica, nonché lo stalking e la cyberviolenza. Su queste basi, è stato osservato che dall’art. 3 della Convenzione (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e dall’art. 8 (diritto al rispetto della vita privata, che include quello alla riservatezza della corrispondenza) discende l’obbligo positivo di adottare misure preventive e sanzionatorie nei casi in cui una donna subisca intrusioni nel proprio computer, nei profili sui social, nonché furti di dati personali intimi e immagini.

Corte europea dei diritti dell’uomo, Volodina c. Russia, 9 luglio 2019: la Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata sul caso di una donna che lamentava l’inattività delle autorità nazionali, nonché l’inadeguatezza del sistema normativo russo a proteggerla contro le condotte violente subite dal proprio partner. La Corte europea ha accertato la violazione dell’art. 3 CEDU, a motivo della violenza subita dalla ricorrente e della inerzia delle autorità nazionali, e dell’art. 3, in combinato disposto con l’art. 14 CEDU. La Corte europea ha posto l’accento in modo particolare sull’assenza di forme di contrasto della violenza domestica entro l’ordinamento giuridico russo. Nella sua pronuncia, la Corte europea ha dettagliato le obbligazioni positive, che gravano in capo agli Stati membri: l’obbligo di introdurre delle norme; l’obbligo di prevenire il rischio di maltrattamenti, l’obbligo di condurre indagini.

Corte europea dei diritti dell’uomo, Kurk v. Austria, 4 luglio 2019: la Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata su un caso di violenza domestica culminata nell’omicidio del figlio della donna ricorrente per opera del proprio marito. La Corte europea ha escluso la violazione dell’art. 2 CEDU, a motivo del fatto che le autorità austriache non avrebbero violato le obbligazioni della Convenzione europea nel proteggere la vittima dal proprio padre.

Corte europea dei diritti dell’uomo, Talpis c. Italia, Prima sezione, 2 marzo 2017: la Corte europea si è pronunciata su un caso di violenza coniugale sofferta da una donna, cui seguiva l’omicidio del figlio e il tentato omicidio nei confronti della ricorrente. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha accertato la violazione dell’art. 2, 3 e 14, letto in combinato disposto con gli artt. 2 e 3, CEDU. In particolare, la Corte europea ha appuntato l’attenzione sul fatto che la violenza sofferta dalla vittima deve essere considerata come fondata sul genere.

Corte europea dei diritti dell’uomo, Rumor c. Italia, 27 maggio 2014: la Corte europea si è pronunciata su un caso di violenza domestica perpetrata ai danni di una donna da parte del proprio partner. La donna lamentava davanti alla Corte europea l’inattività delle autorità nazionali che si sarebbero astenute dall’assicurare alla donna adeguata protezione. La Corte europea, in questo caso, ha escluso la violazione della Convenzione europea da parte dell’Italia e, in particolare, degli artt. 3, da solo e in combinato disposto con l’art. 14 CEDU.

Corte europea dei diritti dell’uomo, Valiuliené c. Lituania, 26 marzo 2013: la Corte europea si è pronunciata sul ricorso di una donna vittima di violenza domestica, che lamentava l’inattività delle autorità nazionali. La Corte uropea ha accertato la violazione dell’art. 3 CEDU, a motivo dell’inadeguatezza delle misure previste dall’ordinamento nazionale, ritenute inadeguate a proteggere la donna ricorrente e dell’inerzia delle autorità nazionali nell’avviare e svolgere le indagini. Interessante ricordare l’opinione concorrente del giudice Pinto de Albuquerque, che ha significativamente osservato che: «the full effect utile of the European Convention on Human Rights can only be achieved with a gender-sensitive interpretation and application of its provisions which takes in account the factual inequalities between women and men and the way they impact on women’s lives. In that light, it is self-evident that the very act of domestic violence has an inherent humiliating and debasing character for the victim … It is precisely this intrinsic element of humiliation that attracts the applicability of Article 3 of the Convention. The imputation of an Article 8 violation would fall short of the real and full meaning of violence in the domestic context, and would thus fail to qualify as a “gendered understanding of violence”».  

 

b) In tema di mutilazioni genitali femminili:  

La Corte europea ha incluso le mutilazioni genitali femminili nel novero dei trattamenti inumani e degradanti di cui all’art. 3 CEDU, accertando l’applicabilità del principio convenzionale. Pronunciandosi su casi in cui le ricorrenti lamentavano il rischio che, una volta rientrate nel paese d’origine sarebbero state sottoposte a mutilazioni genitali femminili, la Corte europea ha, inoltre, affermato che è necessario fornire elementi che provino la sussistenza di un pregiudizio reale e concreto per la donna, pena la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

Le pronunce in cui la Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata in relazione a ricorsi in cui donne lamentavano la sottoposizione alla pratica in esame sono le seguenti:

Corte europea dei diritti dell’uomo, Bangura c. Belgio, 14 giugno 2016: caso stralciato dai ricorsi.

Corte europea dei diritti dell’uomo, Sow c. Belgio, 19 gennaio 2016: assenza di violazione dell’art. 3 CEDU.

Corte europea dei diritti dell’uomo, Omeredo c. Austria, 20 settembre 2011: decisione di inammissibilità.

Corte europea dei diritti dell’uomo Izevbekhai e altri c. Irlanda, 17 maggio 2011: decisione di inammissibilità.

Corte europea dei diritti dell’uomo, Collins e Akaziebie c. Svezia, 8 marzo 2007: decisione di inammissibilità.

c) In tema di omicidio d’onore:

Corte europea dei diritti dell’uomo, A.A. e altri c. Svezia, 28 giugno 2012: il caso riguardava il ricorso di una donna e dei suoi cinque figli che lamentavano la violazione degli artt. 2 e 3 CEDU a motivo della propria deportazione forzata in Yemen che li avrebbe esposti al rischio di essere vittime di un omicidio d’onore per avere abbandonato il Paese senza l’autorizzazione del marito della ricorrente. La Corte europea ha escluso la violazione di entrambi i principi convenzionali per difetto di elementi di prova sufficienti a dimostrare le violenze e il rischio di essere vittima, insieme ai propri figli, di un omicidio d’onore una volta rientrati in Yemen da parte dei ricorrenti.

Per un approfondimento:

  • Corte europea dei diritti dell’uomo: Factsheet – Domestic violence, June 2020.