Pubblichiamo l'articolo uscito sul blog La 27esima ora del Corriere della Sera a proposito del Disegno di Legge sull'educazione sessoaffettiva
A proposito del DDL Valditara, quando l'ideologia nega realtà e dati e impedisce di prevenire la violenza...Esperti, centri antiviolenza e Fondazione Cecchettin bocciano il Ddl Valditara: «Legge antiscientifica», «L'educazione sessuo-affettivo è prevenzione della violenza»
di Francesca Visentin

Interventi di Marina Calloni, Barbara Poggio, Vera Gheno, Lorenzo Gasparrini sulla neo legge che introduce il consenso informato per l'educazione sessuo-affettiva a scuola
Esperti, centri antiviolenza e Fondazione Cecchettin bocciano il Ddl Valditara: «Legge antiscientifica», «L'educazione sessuo-affettivo è prevenzione della violenza»
Prevenzione della violenza di genere? Un percorso a ostacoli riuscire a farla nelle scuole, dopo l’approvazione della legge Valditara sull’educazione affettiva e sessuale. Lo sostengono centri antiviolenza, esperte, esperti, istituzioni che da sempre si occupano del tema. La nuova legge prevede il consenso informato scritto di genitori e studenti per avviare attività e progetti su affettività e sessualità. Nelle scuole dell’infanzia e primaria, invece, ogni progetto viene vietato.
«Così si indebolisce la prevenzione della violenza, rendendo complessi e burocratizzati i percorsi di educazione affettiva e sessuale – incalza Barbara Poggio, nel cda della Fondazione Cecchettin, prorettrice alle politiche di equità e diversità all’Università di Trento - . Parlare con ragazze e ragazzi di consenso, relazioni paritarie, rispetto dei confini personali, emozioni, stereotipi, non significa sostituirsi alle famiglie, ma costruire un’alleanza educativa più forte. Perché la violenza di genere non nasce all’improvviso. E tutto ciò di cui non si parla, difficilmente si riconosce».
Una fotografia della realtà arriva dai numeri, raccolti dal Centro Studi Against Domestic Violence (Adv) dell'Università Milano-Bicocca. Nel 2024 in Italia ci sono stati 7.204 reati a danno di minori, superata per la prima volta la soglia dei 7.000, con un aumento del 35% rispetto a dieci anni fa. In media: 19 reati al giorno, una vittima ogni 75 minuti. Le bambine e le ragazze sono il 63% delle vittime. «La famiglia, contrariamente a ogni retorica sul "nucleo protettivo", è il luogo primario di vulnerabilità – spiega Marina Calloni, docente di Filosofia politica sociale all’Università Bicocca di Milano e direttrice del Centro Studi Against Domestic Violence - i maltrattamenti in ambito familiare hanno raggiunto 2.975 vittime minorenni nel 2024, raddoppiati nell'arco di un decennio. Gli omicidi volontari con vittime minorenni sono stati 21, il 75% in più rispetto all'anno precedente. Sul versante dei reati sessuali, su base decennale la violenza sessuale su minori è cresciuta del 75%. Le vittime di pornografia minorile online sono aumentate dell'83% nel solo primo semestre del 2024. E secondo i dati del Cnr, oltre un milione di studenti tra i 15 e i 19 anni ha subito episodi di cyberbullismo nel 2024, il valore più alto mai registrato, 800mila gli autori. Quasi un quarto si trova in un circolo vizioso, vittima e autore allo stesso tempo. Nel frattempo, tra adolescenti italiani crescono gonorrea (+83,2%), sifilide (+25,5%), clamidia (+21,4%)
Non sono dati biologici. Sono dati culturali – incalza Calloni - . Riflettono l'assenza di una formazione sul corpo, il consenso, la responsabilità verso sé e verso gli altri”. E la docente fa notare: “La norma Valditara non tutela le famiglie, le scarica di una responsabilità che lo Stato dovrebbe condividere strutturalmente con loro. La posizione è anti-scientifica perché ignora i dati. Le evidenze internazionali Oms, Unesco, decenni di ricerca in psicologia dell'educazione, dimostrano che i programmi di educazione sessuo-affettiva mirano a costruire il senso di responsabilità, rispetto, gestione delle emozioni, a riconoscere situazioni abusive, a costruire relazioni fondate sul consenso. L'argomento secondo cui "se ne occupa la famiglia" non regge, i dati mostrano che la violenza avviene spesso dentro la famiglia. E non tutte le famiglie hanno gli strumenti per parlare di questi temi. Lasciare il campo libero significa lasciarlo a internet, alla pornografia, al “branco”, diventati i veri educatori sessuali dell'Italia 2026”.
Marina Calloni ha appena terminato una ricerca, con la pedagogista Elisabetta Biffi, promossa dalla Fondazione Una Nessuna Centomila, «Progetto sull’Educazione sessuale e affettiva» (La nostra ricerca - Una Nessuna Centomila), che ha analizzato dodici Paesi Europei. L’indagine dimostra che i programmi efficaci iniziano alla scuola primaria. E richiedono insegnanti formati e famiglie coinvolte. Calloni è tra le esperte e docenti che insistono sul fronte della prevenzione. «Per rispondere a queste lacune abbiamo costruito il Corso di alta formazione Educazione all'affettività e alla sessualità: modelli, strategie e pratiche (Educazione all'affettività e alla sessualità: modelli, strategie e pratiche | Bicocca Academy), in collaborazione con Celeste Costantino, vice-presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila, rivolto a insegnanti di ogni ordine e grado». A settembre uscirà il saggio di Marina Calloni con Elisabetta Biffi e Celeste Costantino «Educare all'affettività e alla sessualità» (Castelvecchi) che raccoglie dati, modelli europei, proposte operative.
Cristina Carelli presidente di D.i.Re Donne in rete contro la violenza (la rete nazionale dei centri antiviolenza, 118 strutture e 89 organizzazioni) sottolinea: «La legge Valditara è una scelta miope e oscurantista. Sono proprio gli ambiti famigliari quelli in cui la violenza contro donne e minori è più frequente. Nessuna istituzione può essere credibile per l’impegno al contrasto della violenza, se impedisce di fatto le fondamentali azioni di prevenzione».
Vera Gheno, sociolinguista e attivista contro la violenza, dice: «Se è vero che la paura nasce dall’ignoranza, è evidente che con questa legge aumenterà la distanza tra le persone giovani informate provenienti da famiglie informate e capaci di comprendere il senso dell’educazione sessuo-affettiva e persone lasciate nell’ignoranza, provenienti da famiglie inconsapevoli della loro ignoranza, che si bevono le sciocchezze sull’ideologizzazione messe in giro da rappresentanti di questo governo».
Mariangela Zanni, consigliera nazionale D.i.Re, chiarisce: «L’educazione sessuo-affettiva non è una minaccia, è prevenzione. È inaccettabile che in un Paese in cui i femminicidi e la violenza di genere sono all’ordine del giorno, il governo scelga di negare alle future generazioni gli strumenti per riconoscere e prevenire la violenza».
Lorenzo Gasparrini, filosofo e divulgatore, nel comitato scientifico della Fondazione Cecchettin, evidenzia: «Il programma di formazione per docenti organizzato come Fondazione ha fatto il botto. Tantissime le richieste, sono docenti, ragazzi e ragazze a chiedere i corsi di affettività e sessualità. Il governo dimostra che di questi argomenti non ha capito nulla, demanda una decisione che chi vive a contatto con bambine, bambini, ragazze e ragazzi ha già preso». Per Gasparrini «la legge Valditara serve solo ad accontentare un elettorato, è un'operazione pubblicitaria di facciata che lascia la scuola ai suoi problemi. Chi vuole fare un certo tipo di lavoro di prevenzione e informazione a scuola lo farà. Ma con questa sciocchezza di legge, la formazione non sarà paritaria nelle le scuole, continueranno a esserci scuole in cui questi argomenti si affrontano benissimo e altre in cui non si farà nulla».
Dalla Fondazione Cecchettin, in una nota ufficiale, si sottolinea: «La vera domanda non è se fare educazione affettiva e sessuale, ma come renderla accessibile a tutti e tutte. Non è un contenuto accessorio, è prevenzione. Famiglie e scuole non dovrebbero essere realtà contrapposte, la prevenzione funziona quando esiste un’alleanza educativa capace di accompagnare la crescita delle nuove generazioni. Rendere questi percorsi difficili e burocratizzati allontana ciò che serve davvero: investire nella prevenzione».
Conclude la professoressa Marina Calloni: «L'educazione affettiva e sessuale non è un optional culturale. Non è ideologia, è un atto di rispetto verso le generazioni più giovani e le loro vite future, è l'unica risposta possibile ai dati che abbiamo davanti. Il silenzio, istituzionale, politico, scolastico, non è neutro. È complice».
27esima Ora
